Catalogo Fuori collana

prezzo €20.00
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Corradina Polto
Chorographia: formae et species L`esperienza cartografica in Sicilia e nella Calabria mertidionale tra XV e XIX secolo
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2006, pp. 156 f.to 22x22 ISBN 979-88-7820-242-8
Nel processo di definizione degli assetti territoriali la cartografia assume un ruolo significativo nella interpretazione del rapporto tra conoscenza, percezione dello spazio e logiche di potere. Espressione della evoluzione delle acquisizioni scientifiche, la produzione cartografica ha assunto, nei diversi momenti storici, valenze differenti, determinate dal contesto culturale, dall`occasione, dalla committenza e dalla destinazione d`uso, ora legata alla navigazione, ora al controllo e alla gestione di particolari ambiti territoriali, ora alla definizione di trame urbane, ora puramente didascalica. La rassegna cartografica che qui presentiamo costituisce il frutto degli studi condotti dalla Unità Locale Sicilia, composta da Simonetta Ballo, Maria Luisa Bonica, Amelia Ioli Gigante, Concetta Rizzo e da chi scrive, con la collaborazione di Simonetta Conti, dell`Unità Locale Lazio, nell`ambito del Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale DISCI, diretto da Ilaria Caraci, volto alla creazione di un Dizionario Storico dei Cartografi Italiani. Indagini accurate, condotte presso biblioteche comunali, regionali, nazionali ed estere, nonché presso archivi pubblici e privati, hanno consentito l`individuazione di una ricca produzione cartografica realizzata in Sicilia e nella Calabria meridionale da operatori locali o di altra origine, ma attivi nelle due regioni, tra XVI e XIX secolo. Talvolta si tratta di rilievi scarni, elaborati con finalità pratiche, talaltra arricchiti da elementi esornativi e da raffinati cartigli, adeguati al gusto e al rango dei diversi committenti. Attraverso l`esame di fonti storiche si è cercato, ove possibile, di arricchire la catalogazione delle carte con l`analisi del contesto storico e culturale che fece da sfondo alla loro realizzazione. In ossequio alla cultura classica abbiamo voluto intitolare la Mostra "Chorographia", dunque descrizione delle diverse regioni geografiche attraverso una tipologia di carte variegata per "formae et species", che ha reso opportuna l`individuazione di un percorso tematico per consentire di cogliere le valenze diverse di questa produzione, condizionata da circostanze e da finalità del tutto peculiari, comunque strumento di conoscenza e, al tempo stesso, esito del processo cognitivo. Assai ricca, tra ‘500 e ‘600, la produzione di carte nautiche, che in Sicilia si protrasse fino al ‘700, manifestazione della persistenza di modelli iconografici codificati, ma anche della vivacità economica delle città portuali isolane, sedi sovente di laboriose "officine" cartografiche, che si moltiplicarono con l`arrivo di operatori di origine iberica a metà del XVI secolo. L`apertura delle rotte atlantiche aveva indotto, infatti, lo spostamento dell`asse gravitazionale dei flussi mercantili dal Mediterraneo verso l`area del Mare del Nord avviando la fioritura della grande produzione cartografica mittel europea, ma segnando, al tempo stesso, il declino di quella maiorchina e catalana. Di un certo rilievo nel XVI secolo la produzione di corografie di chiara derivazione orteliana, destinate ad illustrare le peculiarità territoriali calabresi e siciliane; nel XVIII secolo queste tavole si arricchiscono via via di nuovi elementi, come l`indicazione delle vie di comunicazione; frequente poi, specie nel XIX secolo, il ricorso ad una messe di indicazioni ed a leggende esplicative spesso composite, quasi per un horror vacui, nella tensione di assegnare alla carta una valenza didascalica che il solo disegno non poteva esprimere. Tra il ‘500 ed il ‘600 si ebbe in Sicilia una ricca produzione di carte commissionate dal potere e a questo funzionali, spesso tenute segrete perché destinate al controllo strategico del territorio isolano, minacciato dai continui assalti barbareschi dal mare. I diversi architetti che si succedettero al soldo della corona spagnola, gratificati sovente della nomina di "Cosmografi del Re", considerarono la cimosa costiera siciliana come un confine unico da tutelare verificando l`efficienza delle strutture difensive esistenti e progettandone di nuove, ove necessario. Le loro relazioni, destinate ai sovrani committenti, si rivelano uno strumento prezioso per la conoscenza dell`assetto insediativo e produttivo delle aree litoranee siciliane tra XVI e XVII secolo, consentendo, attraverso il ricco apparato iconografico che le correda, la percezione immediata delle peculiarità morfologiche dei diversi ambiti territoriali e degli elementi strategici funzionali alla logica dell`assedio. In altri casi si assiste alla diffusione di carte che raffigurano il teatro di celebri battaglie, allo scopo di legittimare azioni militari in un`ottica celebrativa del potere che assegna alla rappresentazione cartografica una funzione politico-culturale. Numerose le carte destinate ad illustrare peculiarità territoriali di ambiti rurali o del tutto particolari, come l`Etna, elemento dominante nella iconografia siciliana, quasi un topos identificativo dell`Isola, largamente studiato e delineato nella sua morfologia, alterata sovente dalle reiterate eruzioni. Centrale nella rappresentazione cartografica il fenomeno urbano, nodo di relazioni e centro di organizzazione del territorio. Numerose le vedute prospettiche ed i rilievi assonometrici che consentono la percezione immediata della forma urbana, ponendone sovente in evidenza le specificità attraverso la minuzia calligrafica. Spesso si tratta di città costiere colte dal mare, forse per consentirne l`immediata riconoscibilità a chi, appunto, vi giungeva per mare, delineate sovente secondo modelli consolidati, quasi per una sorta di inerzia iconografica. Poi ai rilievi prospettici a volo d`uccello, che mantengono la somiglianza con la realtà, si sostituiscono quelli zenitali, frutto di esigenze militari, di catastazione e di analisi della parcellazione fondiaria, in una logica di mercato basata sulla valutazione quantitativa dello spazio. In altri casi la cartografia è stata lo strumento attraverso il quale pianificare l`assetto del territorio attraverso la delineazione di nuove trame urbane, a seguito delle distruzioni indotte dalle eruzioni dell`Etna e dalle catastrofi sismiche che, tra XVII e XVIII secolo, sconvolsero vaste aree della Sicilia e della Calabria. Gli immani processi di ricostruzione che seguirono a questi disastri consentirono l`adozione di modelli urbanistici talvolta assai evoluti, con la sostituzione di una trama aperta a quadrillage a quella originale angusta e articolata, spesso di origine medievale; in altri casi, invece, si sperimentarono formule urbanistiche certo innovative per l`ambito siciliano, con l`adozione di planimetrie radiocentriche, ma in realtà retrive in quanto riproponevano in pieno ‘700 il modello della città ideale, utilizzato altrove tra ‘500 e ‘600. Alle carte geografiche è stata assegnata anche la funzione di mezzo di controllo del territorio per documentare il potere, per gestire emergenze sanitarie o per pianificare la sistemazione territoriale. E` il caso delle tavole commissionate a vario titolo dalla Chiesa, ora per definire le aree di pertinenza delle diverse parrocchie all`interno del tessuto urbano, ora per gestire la diffusione degli ordini religiosi nei diversi ambiti territoriali, o ancora per attestare l`estensione dei feudi appartenenti alle istituzioni religiose. Così pure è il caso delle tavole legate ora alla realizzazione di cordoni sanitari o di nuovi lazzaretti, resi necessari dalle ricorrenti epidemie di colera, ora di nuovi assi viari di pubblica utilità o destinati all`ampliamento di trame urbane. L`affermazione della cultura classica aveva indotto, già dal XVII secolo, una serie di studi volti a ricostruire e ad illustrare, attraverso rilievi topografici, la grandezza nell`antichità di città come Siracusa. Più tardi, nell`800, le prime scoperte archeologiche e l`avvio di campagne di scavi sistematici diedero luogo alla elaborazione di carte tematiche, mirate alla individuazione delle emergenze archeologiche nel territorio siciliano. Dalla ricerca è scaturito un insieme di tessere che compongono l`articolato mosaico della produzione cartografica siciliana e calabrese, espressione del diversificarsi tra XVI e XIX secolo degli interessi culturali e delle esigenze politico-amministrative. |
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